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Malalai Joya

 

جويا در حال سخنراني براي هزاران تني كه به استقبالش تجمع كرده بودند   Malalai è nata in Afghanistan nel 1978, ha vissuto prima l’occupazione sovietica e poi il fondamentalismo dei Talebani. Spinta dal padre compie i suoi studi in Pakistan, in Afghanistan le donne non possono andare a scuola. Ritorna nel suo paese quando la coalizione guidata dagli americani caccia i talebani. Vive nella provincia di Farah, dove lavora come assistente sociale nelle scuole e negli ospedali. Viene inviata come delegata alla Loya Jirga provvisoria  (Grande Assemblea afgana), perché conosce i problemi del suo paese, in particolare quelli che riguardano le condizioni delle donne.

 

Per diversi giorni non gli consentono di prendere parola nell’assemblea. Ma il 2 dicembre 2003, quando gli viene concesso il microfono con grande coraggio lancia una denuncia “Dissi che non ci sarà rinascita finché i signori della guerra, i khan e gli sha che controllano il Paese con la paura, i Jehadi che sfiguravano le donne con l’acido, sono presenti nella nostra Assemblea. Dopo neanche due minuti, mi hanno chiuso il microfono, sono stata coperta di insulti e buttata fuori. Segno che avevo colpito giusto. Al mio ritorno a Farah, la gente mi ha accolta alla stazione con i fiori, le donne mi regalavano i loro anellini”.

 

Da quel giorno Malalai viene minacciata più volte di morte, ma con molto coraggio decide di continuare a denunciare pubblicamente i signori della guerra. Si candida alle elezioni e viene eletta nel parlamento afgano, ottenendo un grande risultato elettorale .

 

Il sito di Malalai: http://www.malalaijoya.com/index1024.htm

Un blog su di lei in Italia http://malalaijoyaitalia.blogspot.com/

Rawa l'associazione per i diritti delle donne in Afghanistan http://pz.rawa.org/it/

 

 

HUMAN RIGHTS WATCH

Afghanistan: Reintegrate il membro del parlamento sospeso per un “insulto”

La censura contro Malalai Joya fa fare un passo indietro alla democrazia e ai diritti

 

(New York, 23 maggio, 2007) – Il parlamento afgano deve immediatamente reintegrare Malalai Joya, parlamentare sospesa per aver criticato i suoi colleghi, e rivedere le norme che limitano la libertà di parola, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.

 

Il 21 maggio 2007, il parlamento afgano ha votato la sospensione di Joya per i commenti da lei espressi durante un’ intervista televisiva il giorno precedente. Non è chiaro se la sospensione durerà fino alla fine della corrente sessione del parlamento, prevista fra poche settimane, o se si protrarrà fino alla fine del suo incarico, nel 2009. Oltre alla sospensione, alcuni legislatori hanno suggerito che Joya sia processata in tribunale per oltraggio.

 

“Malalai Joya è una strenua paladina dei diritti umani e una potente voce delle donne afgane, e non dovrebbe essere sospesa dal parlamento” ha detto Brad Adams, direttore per l’Asia di Human Rights Watch. “I commenti di Joya non giustificano la punizione che ha ricevuto e certo non giustificano un processo in tribunale”.

 

Joya aveva criticato il parlamento per i suoi fallimenti nei confronti del popolo afgano, dichiarando che “una stalla o uno zoo sono meglio [del parlamento], almeno lì c’è l’asino che può trasportare un carico, e la mucca che fornisce latte. Questo parlamento è peggio di una stalla o uno zoo.”

 

Il 22 maggio, una versione registrata dell’intervista a Joya è stata mostrata durante una sessione del parlamento. Dopo di ciò, la maggioranza dei suoi colleghi l’ha ritenuta responsabile per la violazione dell’articolo 70 del regolamento sulla condotta parlamentare, che vieta ai parlamentari di criticarsi fra loro. Il reato specifico contestato a Joya è l’ “aver insultato l’istituzione parlamentare”.

 

Human Rights Watch fa notare che i membri del parlamento si criticano continuamente l’un l’altro, ma nessun altro è stato mai sospeso.

 

“L’articolo che proibisce la critica nei confronti dei parlamentari è una regola irragionevole che viola il principio di libertà di parola sancito dal diritto internazionale e diffuso in tutto il mondo, ha detto Adams. “Il parlmento afgano dovrebbe fare da esempio, promuovendo e proteggendo la libertà d’espressione, non reprimendola”.

 

Human Rights Watch ha chiesto al parlamento afgano di rivedere l’articolo 70 ed assicurarsi che i rappresentanti eletti possano parlare liberamente senza paura di sospensione o azione legale.

 

Malalai Joya, 28 anni, è la più giovane parlamentare del governo afgano. A 19 anni, profuga in Pakistan, teneva corsi di alfabetizzazione alle donne afgane. Durante l’era dei Talebani, gestiva un orfanotrofio e una clinica in Afghanistan. Nel 2003, si è conquistata l’attenzione internazionale per avere parlato pubblicamente contro i signori della guerra cooinvolti nella stesura della costituzione afgana. Due anni dopo, è stata eletta nella provincia di Farah con il numero più alto di preferenze nelle elezioni parlamentari, ed è diventata membro del parlamento.

 

Dal momento della sua elezione, Malalai Joya ha continuato a difendere e promuovere strenuamente i diritti delle donne e dei bambini in Afghanistan. Ha anche continuato a chiedere pubblicamente che i crimini di guerra siano perseguiti in tribuale, anche quelli perpetrati dai suoi colleghi parlamentari.

 

Malalai Joya è sopravvissuta a quattro falliti attentati, viaggia con una scorta armata e a quanto si dice dorme ogni notte in un luogo diverso.

 

“Malalai Joya è un esempio di coraggio e un’ispirazione”, ha detto Adams. “Gli amici internazionali dell’Afghanistan non dovrebbero esitare a parlare in sua difesa”.

 

 

MALALAI JOYA HA URGENTE BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO

I signori della guerra e i narcotrafficanti espellono Malalai Joya dal parlamento

Comitato di difesa per Malalai Joya, 22 Maggio 2007-

 

Nelle ultime settimane, dopo il rientro di Malalai Joya da un importante tour internazionale e dopo una sua intervista con una televione locale di Kabul, i signori della guerra e i criminali presenti nel parlamento e nel senato afgano hanno provato in tutti i modi di mettere a tacere Malalai ed espellerla dal parlamento.

 

É stato utilizzato un recente commento di Malalai per giustificare questa decisione. Nell’intervista, aveva detto che il parlamento afgano è peggio di una stalla i cui membri sono i criminali e nemici del popolo afgano.

 

Il 21 maggio 2007, a larga maggioranza, il parlamento dominato dai signori della guerra e dai narcotrafficanti ha sospeso Joya per tre anni e ordinato alla Corte Suprema di aprire un’ inchiesta nei suoi confronti. Essi hanno anche richiesto al Ministro degli Interni di limitare gli spostamenti di Malalai Joya; ciò significa che non le sarà concesso viaggiare fuori dall’Afghanistan.

 

In una conferenza stampa a Kabul, Malalai Joya ha dichiarato che questa è una cospirazione politica contro di lei, e che lei continuerà la sua lotta contro i signori della guerra ed i nemici del popolo afgano. Si è detta pronta ad apparire di fronte ad una corte indipendente e ha dichiarato che userà questa opportunità per denunciare i nemici dell’Afghanistan attraverso la corte stessa. Malalai Joya ha però aggiunto che, con suo grande dispiacere, non c’è giustizia in Afghanistan e che anche il sistema giudiziario è controllato dai signori della guerra fondamentalisti.

 

Alcuni avvocati afgani che abbiamo contattato hanno dichiarato che la decisione del parlamento è illegale e solo un tribunale può decidere di espellere dal parlamento un rappresentate eletto dal popolo.

 

Siamo contenti che la maggioranza della popolazione in Afghanistan sostiene fortemente Malalai Joya, che sta ricevendo moltissime telefonate, lettere e email di solidarietà dopo la decisione del parlamento.

 

Noi chiediamo a tutti i suoi sostenitori e simpatizzanti di aiutare subito Malalai Joya.

 

É possibile farlo nei seguenti modi:

 

- Scrivendo alle istituzioni ufficiali, inoltrando una protesta per l’espulsione e la persecuzione di Malalai Joya, mentre il mese scorso i terroristi e coloro che violano i diritti umani hanno ottenuto un’amnistia dal parlamento per i loro crimini passati

- esprimere la nostra preoccupazione per la sicurezza di Malalai Joya durante il processo in tribunale, dato che i fondamentalisti detengono le posizioni chiave all’interno del sistema giudiziario afgano

- diffondere questa lettera e chiedere ad avvocati e difensori dei diritti umani nella vostra area e nel vostro paese di farsi avanti ed aiutare Malalai Joya difendendola durante il processo

- fare una donazione al fondo per la sicurezza di Malalai Joya, al sito https://www.malalaijoya.com/donor/donor_info.ph , per aiutarla a dotarsi dei necessari strumenti di difesa, poichè ora è privata di qualunque mezzo di protezione ufficiale

 

Le lettere di protesta possono essere inviate ai seguenti indirizzi:

 

President Hamid Karzai

khaleeq.ahmad@gmail.com

president@afghanistangov.org

 

Supreme Court of Afghanistan

aquddus@supremecourt.gov.af

 

Afghanistan's Parliament

hasib-n786@yahoo.com

 

Interior Ministry

moinews@gmail.com

wahed.moi@gmail.com

 

Justice Ministry of Afghanistan

info@moj.gov.af

hidayatr@moj.gov.af

 

Ringraziamo per l’aiuto e preghiamo di inviare una copia delle vostre lettere all’email mj@malalaijoya.com

 

 

"Nel nome della democrazia e della pace" discorso di Malalai nella sua visita in Italia - dicembre 2006 - traduzione di Cinzia Tosi

 

 

APPELLO -  "Donne in nero e il Coordinamento Nazionale a sostegno delle donne afgane - CISDA".

 

Il 7 maggio scorso, la deputata afgana Malalai Joya, che solo pochi mesi fa abbiamo avuto ospite in Italia a ridosso del sorprendente risultato elettorale che ha ottenuto, è stata minacciata ed aggredita nel corso di un dibattito parlamentare indetto per commemorare la fine dell'occupazione sovietica. Malalai ha coraggiosamente ribadito che molti mujaeddin hanno fatto dell'Afghanistan liberato dai russi il fulcro di guerre civili ed internazionali che hanno decimato la popolazione, distrutto le infrastrutture e ridotto in macerie l?intero territorio. Non è la prima volta che questa giovane donna sfida i signori della guerra pretendendo che siano giudicati da un tribunale internazionale, l'opinione pubblica mondiale ha conosciuto la sua determinazione nel rappresentare la voce del suo amato popolo oppresso sin dal dicembre del 2003, quando, in qualità di rappresentante della sua provincia d'origine (Farah), prese parte ai lavori della Loya Jirga per ridisegnare la costituzione del paese e accusò, per la prima volta apertamente, molti dei presenti creando le stesse reazioni violente, incivili e antidemocratiche che oggi si sono ripetute in sede istituzionale.


Da allora, Malalai non ha più smesso di lavorare per l'affermazione dello stato di diritto e per la democrazia. Il suo impegno costante e la sua determinazione sono stati formalmente riconosciuti a livello nazionale ed internazionale dal premio afgano "Malalai of Maiwand" nel 2001, dal premio "Donna dell'anno" della Val d'Aosta nel 2004 e dal premio per la pace coreano "Gwangju Human Rights Award" nel 2006. A simili onori, tuttavia, non ha mai fatto seguito un'iniziativa concreta da parte della comunità internazionale per garantire la sicurezza e l' incolumità della deputata costretta ogni giorno a cambiare residenza a causa delle continue minacce di morte che riceve.


Nel corso degli ultimi anni, la protezione dell'Onu è stata sporadica e limitata e solo il lavoro volontario della società civile afgana, che ha fondato un Comitato di difesa (Defence Committee of Malalai Joya: www.malalaijoya.com), ha protetto la giovane da attentati e aggressioni compresa quella molto recente (18 aprile) che ha coinvolto alcuni impiegati del Dipartimento contro il terrorismo del Ministero degli Interni, legati al partito di Rabbani "Jamiat-e-Islami" una delle principali fazioni dell'alleanza del Nord. I fatti recenti rimettono in discussione l'efficacia del modello di intervento americano che propugnava l?esportazione della democrazia e la "guerra al terrorismo". Lasciano intravedere, infatti, uno scenario che lungi dall'essere pacificato, resta devastante e segnato dalla crescita della criminalità e del fondamentalismo religioso, quello stesso fondamentalismo che la comunità internazionale ha condannato e contro il quale ha invocato un intervento militare.


Narcotraffico, signori della guerra e milizie private controllano l'intero paese, devastato dalla corruzione. Elezioni presidenziali e politiche hanno decretato la nascita della Repubblica Islamica dell'Afghanistan, ma nessuno ha messo in discussione l'effettiva rappresentatività del nuovo governo sorto in un clima di assoluta insicurezza, all'insegna di minacce ed intimidazioni di ogni genere, più volte denunciate dalla società civile. "La democrazia in Afghanistan- sostiene Malalai Joya - ha significato l'imposizione dell'Alleanza del Nord, vale a dire di signori della guerra che, nel nome della Jihad in passato, nel nome della democrazia oggi, commettono gli stessi enormi e deprecabili crimini che violano i diritti umani della popolazione". L'impunità compromette irrimediabilmente la stabilità del paese e, di fatto, rappresenta l'ostacolo principale al lungo e difficile percorso di ricostruzione e sviluppo democratico tanto auspicato dalla nostra politica d'intervento. Per questo riteniamo che l'Italia, in qualità di membro della coalizione contro il terrorismo, ha il dovere di sollecitare e contribuire al disarmo e all' incriminazione dei signori della guerra. Coerentemente all'impegno che abbiamo assunto contro la guerra, la violazione dei diritti umani universali ed il fondamentalismo religioso, ed in sintonia con la risoluzione approvata all'unanimità dal Consiglio regionale della Valle d'Aosta, riteniamo che l'aggressione a Malalai Joya in sede parlamentare -mina alla base il ruolo precipuo di ogni rappresentante del popolo oltre che il prestigio stesso delle istituzioni. Riteniamo, inoltre, doveroso che i nostri rappresentanti al Parlamento e i Presidenti della Camera e del Senato denuncino ufficialmente la gravità dell'atto intimidatorio contro la deputata Malalai Joya e consideriamo indispensabile che all'accaduto faccia seguito un approfondimento sulle reali condizioni del paese e una verifica dell'effettiva legittimità delle istituzioni afgane recentemente costituitesi.

http://lists.peacelink.it/pace/msg13472.html

 

 

Il coraggio di Malalai

Intervista a Malalai Joya, che sfidò i signori della guerra e che ora lo farà in parlamento

Era il dicembre 2003. A Kabul era stata convocata la Loya Jirga, il tradizionale gran consiglio afgano, per scrivere la nuova costituzione del Paese. Sotto il grande tendone bianco costruito alla periferia della capitale erano riuniti cinquecento mullah, comandanti mujaheddin, capi tribù e rappresentanti locali provenienti da tutte le province dell'Afghanistan. Tra questi c'era anche una sconosciuta ragazza di 25 anni, Malalai Joya, di Farah, provincia occidentale confinante con l'Iran. Era stata scelta come rappresentante perché lei, assistente sociale, conosceva bene i problemi della sua gente, soprattutto la drammatica condizione delle donne da lei assistite. Stupita per la presenza alla Loya Jirga di tanti famigerati signori della guerra e comandanti fondamentalisti, Malalai prese la parola, cambiando per sempre il corso della sua vita.

“Il mio nome è Malalai Joya della provincia di Farah”, disse Malalai. “ Con il permesso degli stimati presenti, in nome di Dio e dei martiri caduti sul sentiero della libertà, vorrei parlare un paio di minuti. Ho una critica da fare ai miei compatrioti, ovvero chiedere loro perché permettono che la legittimità e la legalità di questa Loya Jirga vengano messe in questione dalla presenza dei felloni che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. (...) Essi sono coloro che hanno trasformato il nostro Paese nel fulcro di guerre nazionali ed internazionali. Nella nostra società sono le persone più contrarie alle donne, e quello che volevano... (clamori, si interrompe). Sono coloro che hanno portato il nostro Paese a questo punto, e intendono continuare nella loro azione. Credo sia un errore dare un'altra possibilità a coloro che hanno già dato tale prova di sé. Dovrebbero essere portati davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se pure potrà perdonarli il nostro popolo, il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai”.

Si scatenò il putiferio. Il presidente della Loya Jirga, Mojadedi, le tolse la parola, mentre dalla platea si alzarono grida e insulti contro Malalai per aver infangato la reputazione della “gente della jihad”, e richieste di espellerla per “impertinenza”. Alla fine Mojadedi ordinò a Malalai di chiedere pubblicamente scusa e ritrattare le sue parole. Ma lei non lo fece, scatenando l'ira delle barbe lunghe, che iniziarono a urlare di tutto: “infedele”, “prostituta”, “comunista”. Solo l'intervento di altre delegate donne evitò la sua espulsione. Ma non evitarono le minacce di morte che da quel giorno iniziarono a scandire la vita di questa giovane e impavida donna afgana che, invece di ritirarsi nell'anonimato, ha deciso di continuare la sua battaglia contro i signori della guerra con le sue denunce pubbliche. Fino alla decisione più coraggiosa: candidarsi alle elezioni parlamentari. Una decisione che la sua gente ha premiato con 7.813 voti, assegnandole uno dei 249 seggi del futuro parlamento afghano.

di Enrico Piovesana

 

Malalai Joya“Sono felice di questo risultato, sono felice di poter continuare la mia lotta in difesa del mio popolo in una sede istituzionale come il parlamento”, dice Malalai nel suo inglese un po' stentato. “Spero solo di arrivare viva a Kabul, perché appena si è saputo della mia elezione i miei nemici hanno emesso un'ennesima condanna a morte nei miei confronti. Ma non sono felice per come sono andate queste elezioni qui a Farah, perché gli altri candidati che sono stati eletti hanno usato la violenza, l'intimidazione e la corruzione per vincere. Prendiamo il caso di Mohammad Naeem Farahi, il candidato che ha preso più voti di tutti. Suo fratello, potente comandante locale, ha mandato i suoi miliziani armati nei villaggi a minacciare e picchiare i capifamiglia per convincerli a votare per Farahi. Suo padre, ricco commerciante, ha invece comprato i voti di interi villaggi per suo figlio. Ma quello che mi ha fatto più male è stato sapere che, nei villaggi, molte donne che volevano votare per me non hanno potuto farlo perché i loro mariti glielo hanno impedito. Molte altre sono state coraggiose e sono andate comunque a votare per me, rischiando le botte, se non peggio”. Malalai si commuove fin quasi alle lacrime.

 

La guerra e la fuga in Pakistan. Le chiediamo di raccontarci qualcosa di lei, della sua vita, della sua storia personale.

“Sono venuta al mondo nel 1978, proprio quando sono iniziate le disgrazie e le guerre che hanno rovinato il mio Paese. Dicono che il nome che mi fu dato, Malalai, abbia segnato il mio destino. Malalai è un'eroina nazionale, una Giovanna D'Arco afgana, che nel 1880, durante la battaglia di Maiwand contro i colonialisti britannici, si tolse il burqa, impugnò la spada e guidò i nostri combattenti alla vittoria. Ma io penso che sia stato quello che ho vissuto a farmi diventare quella che sono. Sono cresciuta in una famiglia povera, assieme a sei sorelle e tre fratelli. Mia madre è un donna umile e analfabeta. Mio padre studiava medicina, ma dovette interrompere gli studi per combattere contro i sovietici. Nel 1982, quando avevo quattro anni, lui perse una gamba in combattimento e decise di portarci tutti in Iran, e tre anni dopo in Pakistan. Lì, in un campo profughi di Quetta, mi resi conto delle sofferenze che la mia gente era costretta a subire, delle disumane condizioni in cui era costretta a vivere. Non capivo perché. Lo chiedevo a mio padre, che non sapeva darmi una risposta. Capii che l'unica risposta era fare qualcosa. Così iniziai ad assistere i malati, soprattutto le donne, nell'ospedale del campo”.

 

Il ritorno in Afghanistan. “Intanto nel mio Paese – continua a raccontare Malalai – la guerra contro i russi aveva lasciato il posto a quella tra i vari signori della guerra afgani che si contendevano il potere sulla pelle del mio popolo. Finché non ebbero la meglio i talebani. Mio padre decise di tornare in Afghanistan. Nel 1998 ci stabilimmo a Herat. Furono anni bruttissimi, soprattutto per noi donne, costrette a subire le peggiori umiliazioni. Dopo la cacciata dei talebani tornammo a Farah, dove decisi di iniziare a lavorare per le donne. Divenni direttrice locale dell'Opawc (Organizzazione per la Promozione delle Capacità delle Donne Afghane), un'associazione che aiuta le donne afghane nei campi dell'istruzione, della sanità e del lavoro. Poi fui mandata alla Loya Jirga, e la mia vita cambiò”.

 

Sempre gli stessi criminali. “Capii che la mia missione era far sentire la voce del mio sofferente popolo – dice Malalai – contro quei criminali che in nome dell'islam hanno distrutto le nostre case, ucciso la nostra gente, calpestato i nostri diritti e rovinato le nostre vite, e che continuano a farlo in nome della democrazia e con il sostegno dei governanti americani ed europei, che hanno abbattuto un regime criminale solo per sostituirlo con un altro regime criminale. Sono le stesse persone, le stesse facce, che ieri bombardavano le nostre case, violentavano le nostre donne, uccidevano i nostri bambini, e oggi sono al governo e domani siederanno in parlamento. Bisogna che questa gente venga estromessa dal governo, bisogna che i governi stranieri smettano di sostenere questi criminali, perché loro non faranno mai il bene di questo Paese”.

 

“Riprenderò da dove sono stata interrotta”. Malalai spiega cosa farà ora che è stata eletta. “In parlamento continuerò la mia battaglia contro di loro, riprenderò la parola che mi è stata tolta due anni fa alla Loya Jirga per denunciare i crimini passati e presenti di queste persone. Spero che questa volta non sarò da sola. Spero che alla mia voce si unisca quella di altri veri rappresentanti del nostro popolo, delle sue sofferenze e delle sue legittime aspettative. So che questo significa mettere ulteriormente a rischio la mia vita, ma penso che ne valga la pena. Orami ci sono abituata. Da una anno e mezzo non dormo più a casa, cambio posto ogni due tre giorni. Ma la mia gente, i miei amici, la mia famiglia sono con me e mi appoggiano. E in più ora ho anche il sostegno di mio marito, che studia agronomia a Kabul. Ha un anno più di me. Ci siamo sposati da poco, lo scorso 8 marzo, il giorno della festa delle donne. E' stato un matrimonio d'amore, non deciso dalle famiglie. Per ora non avremo figli perché voglio dedicarmi al mio lavoro: difendere i diritti del mio popolo”.

 

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=4078

 

 

Appello in difesa di Malalai Joya

Come sapete, Malalai Joya è un membro del parlamento dell’Afghanistan, composto per la maggior parte da “signori della guerra” e fondamentalisti che sono direttamente o indirettamente coinvolti nella violazione dei diritti umani nel paese. Loro attualmente dominano il nuovo parlamento utilizzando armi, forza, soldi e intimidazioni.

Assediata da violatori dei diritti umani e da elementi abietti nel parlamento, Joya è una determinata, popolare e schietta rappresentante delle persone; lei è lì per essere la voce dei senza-voce e delle persone oppresse, ha sempre coraggiosamente rivelato la verità e mostrato la natura criminale dei fondamentalismi.

Ci sono sforzi malvagi per zittire questa fragorosa “voce delle persone” per sempre. Le sue stesse parole: “Loro uccideranno me ma non la mia voce, perché sarà la voce di tutte le donne Afghane. Puoi tagliere i fiori, ma non puoi impedire la venuta della primavera”.

Nelle scorse settimane ha ricevuto minacce di morte tramite telefonate e anche in casi diretti. La sua vita è in grave pericolo; nel frattempo il governo afghano non sta prendendo nessuna iniziativa per garantire la sua sicurezza.

PER FAVORE AGISCI e non lasciare che i nemici dell’umanità soffochino l’unica speranza di una nazione che soffre sotto quei criminali, i “signori della guerra”.

Bombarda il governo afghano e altri funzionari interessati con le tue lettere di protesta e spronali a prendere azioni necessarie e serie per assicurare che la sua incolumità sia garantita.

Difendere Joya significa infatti difendere lo sforzo anti fondamentalistico del nostro popolo.

Grazie in anticipo per il tuo supporto e la soliderietà per Malalai Joya.

 

Invia gentilmente le tue lettere ai seguenti indirizzi:Joys is warmly received in Farah

Office of the President Mr. Hamid Karzai
Rafiullah.mojaddedi@afghanistangov.org

 

United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA)
Peace Street, Kabul
Fax: (+39-0831) 24 6069 AND (+1-212) 963 2669
spokesman-unama@un.org

 

ISAF (International Security Assistance Force)
Army Club, opposite Ministry of Civil Aviation, Kabul
pressoffice@isaf-hq.nato.int

 

Ministry of Foreign Affairs
Malak Azghar Road, Kabul
Fax: +1-866-890-9988 and +1-801-459-2967
contact@afghanistan-mfa.net

 

Ministry of Justice
info@moj.gov.af
eyaqubi@afghanistanrolp.org

 

Ministry of Interior
pressoffice@moi.gov.af

 

Afghanistan’s Parliament
hasib-n786@yahoo.com

 

Embassy of Afghanistan in the USA
2341 Wyoming Avenue, NW, Washington, DC 20008
Fax: 202-483-6488
info@embassyofafghanistan.org

 

http://www.malalaijoya.com/index800.htm

 

 

"Il coraggio di una donna" di Glyn Strong "The Independent" - 23 luglio 2009

Malalai Joya intervista a RadioPopolare di Michela Sechi- 17 ottobre 07

Malalai Joya di Javier Ortiz -  2 giugno 07

Afghanistan: "Bombe e minacce provocano la chiusura delle scuole" Report di Human Rights Watch - 11 luglio 2006

"Malalai e i signori della guerra" di Guido Rampoldi - 25 giugno 2006

Relazione sulla visita della delegazione di Rawa in Pakistan e in Afghanistan di Manuela Serrentino

Discorso di Malalai in occasione della consegna del premio "La donna dell'anno 2004" da parte del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta

Afghanistan: una donna contro i signori della guerra, di Maria G. Di Rienzo

Le donne afghane dopo la 'liberazione', di Meena Nanji

 

 

info:xawcos@tin.it